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giovedì 20 luglio 2017

Anno IX n. 26


Chiusura estiva degli uffici della Curia
Gli uffici della Curia di Pavia resteranno chiusi, per la pausa estiva,
dal 30 luglio al 20 agosto. Gli uffici saranno di nuovo aperti al pubblico da lunedì 21 agosto.


“Luglio in Carmine”
Ultimi appuntamenti per “Luglio in Carmine”, la rassegna di eventi estivi organizzata dalla parrocchia di S. Maria del Carmine guidata da don Daniele Baldi. Venerdì 21 luglio, alle 21 in Piazza del Carmine, sarà di scena il gruppo degli Aloha con un tributo ai Pooh. Venerdì 28 luglio, alle 21 in Piazza del Carmine, è in programma “Not(t)e d’Amore”: serata concerto con la Corale Vittadini. Infine sabato 29 luglio, sempre alle 21 in Piazza del Carmine, si esibirà il gruppo musicale “The Sixties” con musica anni Sessanta.


Il card. Parolin alle celebrazioni per S.Agostino

Si terranno
dal 24 al 28 agosto, nella basilica di S. Pietro in Ciel d’Oro a Pavia, le tradizionali celebrazioni per la solennità di S. Agostino, compatrono di Pavia.
Giovedì 24 agosto è in programma l’apertura dell’Arca di S. Agostino, con le quattro chiavi, durante la S. Messa delle 18.30 che sarà celebrata da mons. Vittorio Lanzani.
Dal 25 al 27 agosto, alle 18.30, Triduo di preparazione alla festa di S. Agostino predicato da don Daniele Baldi, parroco del Carmine.
Domenica 27 agosto, festa di S. Monica (mamma di S. Agostino), concerto organistico a cura del Comitato “Pavia Città di S. Agostino”.
Lunedì 28 agosto, solennità di S. Agostino, il programma prevede: alle 9 S. Messa presieduta dal vescovo Corrado Sanguineti; alle 11 S. Messa presieduta da mons. Giovanni Scanavino; alle 17.30 Vespri solenni cantati; alle 18.30 il solenne pontificale di chiusura presieduto dal card. Pietro Parolin, Segretario di Stato del Vaticano.



AGENDA DEL VESCOVO
Venerdì 21 Luglio
Mattino Udienze

Sabato 22 Luglio
Mattino Udienze

Domenica 23 Luglio
11.00 S. Messa a Linarolo

Mercoledì 26 Luglio
21.00 Processione per la festa di S.Anna a Rapallo

Da Domenica 30 Luglio a Venerdì 4 Agosto mons. Vescovo predica gli Esercizi Spirituali alle Suore Benedettine della Provvidenza a Ronco Scrivia





Sulla prima pagina de "il Ticino" nelle parrocchie della Diocesi di Pavia e nelle edicole di tutta la provincia da
venerdì 21 luglio, il titolo della copertina è "Pavia: Sacra Famiglia, un modello di accoglienza e di vera integrazione. Sono dieci i richiedenti asilo politico accolti nella parrocchia di don Vincenzo Migliavacca".
L'editoriale, firmato dal direttore Alessandro Repossi, è titolato "La violenza che avvelena la nostra vita": un commento che prende spunto dagli ultimi drammatici fatti di cronaca avvenuti in provincia di Pavia.
Per la rubrica "L'opinione", Giuseppe Villani (consigliere regionale pavese del Pd) firma l'intervento dal titolo "Sanità pavese: le proposte del Pd".
Pavia, rimpasto nella Giunta. Depaoli "vince", il Pd soffre.
In provincia di Pavia torna il rischio dell'eroina. A lanciare l'allarme è Cinzia Priora, responsabile del Serd: "Nel 2016 incremento dei casi del 20 per cento. Tanti i minori coinvolti".
Pavia, due fratelli campioni di nuoto e a scuola: intervista ai due fratelli Alessandro e Federico Burdisso.
"La buona impresa aiuta a diffondere il bene comune": intervista a Daniele Cerliani, vicepresidente dell'azienda di famiglia e numero due di Confindustria Pavia.
OltreConfine, la coop che "produce" occupazione e cultura.
Il viaggio nei Grest della Diocesi di Pavia: l'estate negli oratori di Marcignago e Villanterio.
"Teresio Olivelli, punto di riferimento anche per la nostra società": la seconda parte della riflessione di mons. Gianfranco Poma sul futuro Beato.
Completano questo numero de "il Ticino" altre notizie dalle comunità parrocchiali della Diocesi di Pavia, l'attualità, gli appuntamenti, la pagina dedicata a Papa Francesco, quella della sanità e la pagina dei servizi utili.

 


Le proposte di oggi sono due volumi pubblicati da Marsilio. Il primo è Una infanzia siberiana di Clara Strada
Janovic. In “questi frammenti del passato” che hanno come sfondo “gli anni cupi e clamorosi del trionfo del potere staliniano”, la filologa e traduttrice descrive e fa conoscere “una Russia sconosciuta, mai entrata nella letteratura”. I fatti narrati dalla già docente di lingua russa nelle Università di Torino, Padova e Venezia hanno altri due protagonisti: la natura e la storia. La natura è “quella selvatica della taiga siberiana, nel cui mondo severo eppure fascinoso” l’autrice è cresciuta: “il villaggio era attraversato da un ruscello con l’acqua di una trasparenza cristallina che sfociava nel fiume Kolcianka; tra il fiume e il villaggio c’era un grande campo paludoso ricoperto di bellissimi giaggioli, che avevano fiori di tutte le tonalità: da un viola profondo a un azzurro tenue. Quando i giaggioli fiorivano erano un tripudio di colori. Ogni volta di fronte ai quadri di Monet coi giaggioli in fiori la fantasia mi fa immaginare quella palude del mio lontano paese”. La storia è invece “quella che si va facendo lontano, a Mosca, e i suoi echi arrivano drammaticamente fino a quello sperduto villaggio in terra asiatica” negli stenti e nelle paure causati dalla guerra e nei primi sentori della repressione staliniana: “lungo il fiume Kolymà esistevano i lager di lavoro rieducativo, ma di che cosa fossero in realtà non ne avevamo idea”. Con uno stile fiabesco Clara Strada Janovic narra i ricordi della sua infanzia e adolescenza trascorse nell’Estremo oriente siberiano “tra popolazioni autoctone di varie etnie, contadini deportati dopo la collettivizzazione delle campagne e un variopinto campionario di nazionalità”. Lascio il piacere della loro scoperta al lettore; cito solo due passaggi. Il primo riguarda la propaganda antireligiosa: “a scuola fin dai primi giorni ci avevano inculcato l’idea che Dio non esiste, che si tratta di panzane e pregiudizi, e a sostegno di queste affermazioni si tiravano fuori le parole di Marx che la religione è l’oppio dei popoli”. Il secondo è uno spaccato delle reazioni legate alla notizia della morte di Stalin: “tutti provarono un senso di sollievo, intuendo che l’attesa della fine non poteva essere infinita”. In appendice la scrittrice dà conto degli incontri avuti con Palmiro Togliatti, Karol Wojtyla, Sergio Solmi, Franco Fortini e lo scrittore Vsevolod Kocetov. La zaratina di Silvio Testa narra la tragedia dell'esodo dalmata attraverso le vicende di una famiglia italiana di Zara. “Per due anni, dopo l’inizio della guerra in Jugoslavia, scrive il giornalista, Zara era vissuta in una specie di limbo dove si coglieva solo l’eco delle tragedie che travagliavano il resto del mondo”. Dopo l’8 settembre 1943 i bombardamenti angloamericani radono al suolo la perla veneziana, occupata dai tedeschi, mentre la popolazione civile, prevalentemente di lingua e cultura italiana, fugge. Un anno dopo i partigiani titini entrano a Zara e contro gli italiani rimasti si scatena la pulizia etnica. Questi i fatti storici che fanno da sfondo alle vicende di Giuseppe e Maria, Daria e Luigi, Ivo e Licia con il piccolo Sergio e la fedele domestica Invaniza che in tutti i modi cercano di non abbandonare la terra d’origine. Della dettagliata narrazione sulla guerra di Silvio Testa riporto la riflessione del patriarca Giuseppe (“metteva tutti contro tutti, slavi contro slavi, italiani contro italiani e come tutti, volenti o nolenti, dovessero decidere da che parte stare, in una sorta di assurdo «o con me o contro di me» che non lasciava scampo; qualsiasi scelta poteva essere quella sbagliata, mortale”) e l’esemplare comportamento del contadino croato Jakov che “era stato travolto come tutti dalla guerra, ma non s’era fatto contagiare e nella sua semplicità rifiutava la guerra e la violenza, non poteva evitarle ma le ripudiava non per ragioni ideologiche, che non sapeva articolare, ma perché era intrinsecamente un uomo giusto”. Emblematica è la descrizione della scomparsa dell'antica Dalmazia veneziana con la distruzione dei leoni alati veneziani per opera dei partigiani titini. Nelle amare considerazioni di Luigi che “nel vedere quelle martellate che spezzavano le ali del leone” simbolo “della secolare prova della possibile coesistenza in un’antica terra dagli usi e dagli idiomi diversi, ma così profondamente intrecciati d’aver scelto per comprendersi una lingua comune, figlia diretta di quel veneziano che per secoli era stata la lingua franca del Mediterraneo”, lo scrittore coglie come in quel gesto “un mondo, un’epoca spariva; s’apriva uno scenario tante volte paventato, che si presentava con la forza tragica e ineluttabile scandita da quelle violente martellate e dalle schegge di marmo che precipitavano sul terreno”. Infine tra i protagonisti spicca Daria – la zaratina del titolo e “assurta a emblema delle sofferenze, del coraggio e della resistenza di una città intera” – che riesce a ricostruire la propria esistenza non più però nell’amata città, ma per il mondo come altri esuli dalmati sopravvissuti alla diaspora.

Una infanzia siberiana
Marsilio. Pagine 160. Euro 16,50

Silvio Testa
La zaratina

Marsilio. Pagine 320. Euro 17,50